Intervista a Antonio Di Pinto, presidente Soluzioni InformEtiche APS
Quali sono le principali attività che svolgete come organizzazione e in quali settori operate? Qual è la mission che guida le vostre azioni?
Soluzioni InformEtiche A.P.S. è un’associazione di promozione sociale con sede operativa a Torino (Corso Palestro 14) che opera nel campo della tecnologia etica, dell’economia circolare digitale e della formazione. La nostra mission è diffondere il concetto di “Informetica”: l’uso etico delle tecnologie e degli strumenti informatici, fondato sull’adozione di software open source, sul riciclo e riuso dei dispositivi considerati obsoleti e sulla democratizzazione dell’accesso alla tecnologia, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili della popolazione.
Operiamo su tre fronti principali: la formazione tecnico-digitale (in collaborazione con ENGIM Piemonte Artigianelli Torino, dove il presidente opera come formatore informatico e sistemista); la riparazione partecipata attraverso i Restart Party in sinergia con il gruppo Restarters Torino, attivo dal 2014 con ad oggi 80 eventi organizzati; e la sensibilizzazione culturale sul consumo digitale responsabile tramite articoli, podcast, eventi pubblici e convegni.
Cosa vi ha spinto a diventare parte dell’Osservatorio per il Consumo Digitale Responsabile? Quali obiettivi vi siete prefissati aderendo all’OCDR?
L’adesione all’Osservatorio per il Consumo Digitale Responsabile è stata una scelta naturale e coerente con la nostra identità. Sin dalla nascita del progetto, ci siamo mossi esattamente nell’alveo di ciò che l’OCDR rappresenta: promuovere un rapporto più consapevole, sostenibile ed etico con le tecnologie digitali.
Gli obiettivi che ci siamo posti nell’aderire sono: contribuire alla costruzione di una narrativa collettiva sul diritto alla riparazione e sull’obsolescenza programmata; portare l’esperienza concreta del territorio torinese, dove abbiamo sperimentato che formazione e pratica dal basso funzionano; e favorire connessioni tra realtà locali che, spesso isolate, condividono gli stessi valori di sostenibilità digitale e circolarità.
In che modo la vostra organizzazione sostiene un consumo digitale responsabile e quali iniziative o progetti avete realizzato finora in questo ambito? Potreste descrivere i prodotti o servizi digitali che avete sviluppato per promuovere un utilizzo consapevole e sostenibile delle tecnologie?
Le nostre attività sono molteplici e integrate. Il progetto #ArtigianiDigitali (poi Artigian(ell)i Digitali), nato in collaborazione con ENGIM Piemonte ETS Artigianelli Torino, ha portato studenti dell’istituto professionale a progettare aule informatiche funzionanti con hardware recuperato e a gestire un RestartCafé scolastico aperto settimanalmente per riparazioni gratuite a studenti, genitori e cittadini.
I Restart Party organizzati con Restarters Torino sono eventi pubblici gratuiti in cui volontari con competenze tecniche aiutano i cittadini a riparare i propri dispositivi elettronici, combattendo l’obsolescenza percepita e riducendo i RAEE. A questi affianchiamo workshop pratici con contributo accessibile — come il “Workshop Impara a riparare il tuo cellulare”, giunto alla sesta edizione nel 2026 presso la sede di ENGIM in Corso Palestro 14, con 8 ore di laboratorio pratico — pensati per trasferire competenze reali e durature.
Sul piano della divulgazione digitale, produciamo contenuti critici sull’intelligenza artificiale, sulla privacy e sull’uso consapevole degli strumenti digitali, e partecipiamo a convegni pubblici su etica e sicurezza digitale. Il sito sie.cloud (in particolare la sezione corsi) raccoglie tutta la nostra produzione e funge da hub per la comunità che vuole avvicinarsi a un uso più responsabile della tecnologia.
Oltre ai Restart Party e alla formazione, stiamo sperimentando CYMEX (Contract Yield Merit Exchange): una valuta interna meritocratica sulla piattaforma sie.
cloud, che collega ore di volontariato, donazioni di beni rigenerati, scambi di servizi e contratti digitali approvati dal comitato — senza sostituire l’euro, ma rendendo visibile e tracciabile il valore delle pratiche sostenibili (riuso, riparazione, software libero, formazione).
Oggi i soci usano un wallet per certificare contributi, gestire un magazzino condiviso di beni donati o del patrimonio associativo, negoziare scambi (es. prestazioni tecniche, workshop di riparazione, cessione di hardware recuperato) e seguire percorsi formativi nella CYMEX Academy — con moduli su software libero, sostenibilità digitale e blockchain, in linea con la cultura Restarters.
Entro settembre 2026, CYMEX diventerà lo strumento unico per asset, ore e donazioni; in roadmap ci sono l’acquisto meritocratico di beni dal patrimonio APS, export per rendicontazione sociale e regole più stringenti per l’accesso ai beni condivisi. A medio termine (obiettivo 2027) immaginiamo di aprire CYMEX alla
comunità Restarters Torino come sistema per valutare iniziative sostenibili e “facilitare scambi” tra punti riparazione, rigenerati e sistemi operativi liberi delle realtà “restarters approved”— estendendo sul territorio ciò che già proviamo in associazione: consumo digitale più consapevole, riparabile e circolare.
